ASSOCIAZIONE ITALIANA FILM D'ANIMAZIONE
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LUGLIO 1999
FESTIVAL REPORT
ANNECY '99: APPUNTI
Annecy, dal 30 maggio a 5 giugno scorso , ha ospitato ancora una volta la comunità internazionale dell'animazione. Si tratta dell'evento mondiale di settore più importante, un calderone ribollente dove trovi di tutto, basta che sia animato: il corto, la sperimentazione, le scuole, la Tv, il multimedia, il cinema, il mercato, i software.... E come al solito l'umile cronista vorrebbe raccontarvi tutto - almeno quello che è riuscita a vedere - ma lo spazio e il tempo stringono. Perciò trovate qui un resoconto parziale ed arbitrario concentrato sul "cuore pulsante" del Festival: il cortometraggio e il lungometraggio.Il corto perfetto
Nel buio della saletta in cui fui simpaticamente ma rigorosamente rinchiusa, in compagnia di Otto Alder e Antoine Lopez, per nove giorni di accanita selezione (mentre, fuori, Annecy sprigionava un fascino invernale inatteso, sotto fiocchi di neve grandi come fazzoletti), il film di Wendy Tilby e Amanda Forbis già emanava chiarissimo un alone da Gran Prix. When the Day Breaks è il perfetto film da festival: elegante, raffinato, atmosferico, suggestivo e inquietante abbastanza da soddisfare la fame di tragedia e di insoluto di un popolo di creativi normalmente condannati alla comicità e alla estrema chiarezza. Il film è poi prodotto dal glorioso National Film Board of Canada, mostro sacro dell'animazione d'autore, che ultimamente era un po' sottotono. Vi si esprime al massimo quella specialità dell'animazione per cui il tempo non ha un andamento oggettivamente regolare ma è una dimensione che emotivamente si può dilatare o concentrare; una dimensione in cui un gesto, un evento minimo come il rotolare di un limone a terra, possono diventare il nucleo intorno al quale esplode una storia di fatti e di emozione. Forse il film è un po' troppo perfetto per essere vero, ma è già un classico: prima di Annecy ha vinto il premio del corto a Cannes. Ad Annecy sarebbe stato forse più gratificante un Grand Prix anti-classico, nuovo e spiazzante ma onestamente non mi pare di aver visto film che alla novità sapessero abbinare la sicurezza e lo stile che un Grand Prix sembra esigere.La novità è materia rarissima
Feuerhaus di Barbel Neubauer per esempio è una sequenza ritmica techno-psichedelica di immagini naturali - foglie, fiori, rami - impresse direttamente sulla pellicola con il flash, con effetti di metamorfosi cromatica splendidi e violenti. Feuerhaus che ha poi vinto il premio per il sonoro, poteva sembrare ai più esigenti una sperimentazione già piuttosto praticata (ho pensato a Man Ray, per esempio) e anche un po' compiacente; eppure il pubblico di Annecy, che non è fatto solo di esperti e sperimentatori, ha fischiato a più non posso e non ha perso occasione per esprimere - con evidente soddisfazione dell'autrice - una reazione degna del miglior dadaismo. Si è visto il solito impeccabile stile britannico, premiato con Jolly Roger di Mark Baker e Humdrum di Peter Peakes. Il primo è un gioco astuto tra la possibilità di estrema sintesi e il culto del particolare, fra una scansione di tempi cadenzata con regolarità da marcia militare e subdole intro-duzioni di tempi di attesa. Per la grafica geome-tricamente essenziale, per l'intelligenza dei tempi, per il gusto impagabile del sonoro Jolly Roger mi ha ricordato alcuni film di Bruno Bozzetto (penso ai Due castelli, ad esempio). Il film di Peakes, molto divertente, è la storia di due ombre annoiate che giocano alle ombre cinesi: uno indovina, ma l'altro è di una demenza sublime. Il film è graficamente innovativo ma ripropone il soggetto e anche i tempi di un film esilarante di John Minnis chiamato Charade (solo che là si trattava del "gioco dei film"). Anche Paul Driessen è tornato a farci ridere senza troppe complicazioni di sceneggiatura: Three Misses ci presenta tre situazioni del tipo "damigella in pericolo - eroe in suo soccorso", molto ben costruito e molto divertente. Ottima poi la prova di Folimage, che con il programma della Résidence des Artistes (una struttura permanente per la produzione di corti accessibile su concorso) produce giovani talenti europei e li indirizza egregiamente ad un cinema fresco e innovativo ma sempre accessibile a qualunque pubblico. Au but du monde di Konstantin Bronzit è una risata di cinque minuti davanti ad una casa che con i suoi abitanti, animali domestici, greggi, pastori in visita e improbabili automobili, oscilla a tempi di humor sulla vetta triangolare di un monte. Ha vinto molti premi, oltre a quello del pubblico. Ma è molto bella anche la storia di ipocrisia e buonismo sull'autobus vissuta dai pupazzi stropicciati di Jean Luc Greco e Catherine Buffat in La bouche cousue, prodotta anch'essa da Folimage.Versatilità delle nuove tecnologie Egregiamente rappresentata la tecnologia, ormai piegata vuoi all'iperrealismo più strepitoso vuoi al recupero di modelli e tecniche d'altri tempi. Per il primo caso penso al canadese Bingo di Alias Wavefront diretto da Chris Landreth, che ha anche una bella storia da raccontare tratta da una pièce teatrale di pochi minuti, o a Tightrope della statu-nitense Digital Domain diretto da Daniel Robi-chaud, che resuscita ancora una volta la figura del buffone (Jester) per trasformarlo in una sorta di angelo digitale, beffardo ma misurato, controllato, gelido e alla fine implacabile nella sua pericolosa passeggiata su una corda sospesa nell'universo. Per non parlare di Rabbit, il coniglio della Blue Sky vincitore del premio Oscar che Annecy ha conge-lato in panorama. Nel secondo caso penso a produzioni meno clamorosamente basate sulla ricerca dell'industria dei software. Come l'americano The Smell of horror, in cui Mitch Butler tenta in 3D texture, luci, ombre e recitazione da vecchio film hitchcockiano in bianco e nero, o ancora alla dimensione dolorosa e straniata in cui si trova l'uomo che ha incontrato un UFO di Ashes in the Thicket del coreano Sung Gang Lee, sempre in bianco e nero. Ruth Lingford invece usa il 2d per Pleasure of War , in cui racconta con litografie in bianco e nero estrema-mente contrastate e con inserzioni simboliche e violente di rosso e di giallo, la tragedia intima di una donna che tenta di salvare la sua città dall'assedio.
"Chicche"
Una è il ritorno - dopo ventisei anni - di Frank Mouris, vincitore del Grand Prix 1973 con Frank Film, riapparso con grande auto-umorismo e con la stessa magia del "collage dialogato" di Frankly Caroline , cortometraggio realizzato insieme alla moglie come un diario di lavoro di una coppia divertita e divertente. Gilbert e Sullivan ultimo lavoro di Barry Purves, inimitabile creatore di un teatro d'animazione straordinario ( Next, Screenplay, Achilles) è difficile, ostico e verboso ma è un altro straordinario oggetto di culto per il sempre più affollato "Purves Fans Club" (ne esiste davvero uno, in Giappone). Poi c'è Cousin dell'australiano Benjamin Elliot, autore già noto ad Annecy per un precedente Uncle. Si tratta infatti del secondo film sulla sua famiglia, a cui seguirà Brother. Il cugino è in plastilina, girato in bianco e nero: il suo faccione rotondo ci guarda - da un mezzo primo piano fisso - con occhi a palla, orecchie a sventola, occhiali spessi: non è molto intelligente, ha anche un piccolo problema fisico ... La voce fuori campo ricorda l'infanzia, i giochi, i profumi con un testo scarno e gentile, commovente e divertito. E' uno di quei film che impiega più tempo ad essere descritto che ad essere visto. Lascia un senso di umanità profondo e una grande ammirazione per chi sa esprimere tanto con tanto poco.L'Australia
"L'Australia ha una animazione estremamente vivace. Il tessuto produttivo è fatto principalmente di piccoli studi per lo più impegnati nel lavoro pubblicitario. Con l'obiettivo di riconoscere a questi artisti la necessità di realizzare prodotti personali e nella convinzione che la speri-mentazione sia essenziale per lo sviluppo culturale, l'Australian Film Commission, insieme alla SBSI e ad enti finanziatori governativi ha lanciato una inizia-tiva di animazione indipendente chiamata "Swimming outside the flags" per produrre corto-metraggi di cinque minuti, indirizzati agli adulti. Il progetto arriverà a produrre un'ora e mezza di animazione che andrà in onda nel prossimo novem-bre sulla TV australiana". Questo ci racconta il dépliant della AFC presentando gli autori che hanno partecipato all'iniziativa. E' questo è uno dei motivi per cui l'Australia è uno dei paesi che hanno proposto il maggior numero di film. Opere nuove, fresche, vivaci, originali e insieme semplici ed estrema-mente comunicative. Fra tutti spicca Cousin. Altri film presentati in diverse sezioni toccano temi diversi, con tecniche diverse e linguaggi diversi. Nick Hilligoss dà vita a animali australiani in via di estinzione con pupazzi esilaranti come la rana di Banjo Frogs, Sarah Watts dipinge la verde freschezza di un tuffo in piscina nel suo Local Dive, Bruce Currie ricorre a pupazzi stropicciati, allampanti e spelacchiati per raccontare un amore impossibile fra ratti in Love Song.L'Italia
Niente male per un paese senza aiuti al cortometraggio e ai suoi esordi industriali. Cortometraggi in concorso: La sagra di Roberto Catani, Cinque Stanze di Ursula Ferrara, Pinocchio di Gianluigi Toccafondo; lungometraggio in con-corso: La Gabbianella e il gatto di Enzo D'Alò; in concorso film su commissione, TV e pubblicitari: Il mito dell'androgino di Laura Fiori (G.M.) Cartoni animati dalle migliori intenzioni di Alessandro Belli (Animation Band), Cartoni animati dalle migliori intenzioni di Bruno Bozzetto , Gibi e Doppiaw di Loredana Middione (Graphisme); in panorama film su commissione, TV e pubblicitari: Peo Pillole di Fusako Yusaki per TVSI, Le città invisibili di Manfredo Manfredi (Cineteam), Uptown Popi Popi the Postman di Enrico Paolatonio (Musicartoon). Presentato fra i "colpi di fulmine" del Festival Cambi e scambi di Donata Pizzato. Attesissimo, il Pinocchio di Toccafondo non ha deluso le aspettative. Pinocchio è ingenuo e capriccioso, immorale e audace. Le immagini, il loro fluire sono straordinariamente simili a quelle immagini che - impresse nella nostra memoria di lettori bambini - non siamo mai riusciti a stampare: Gianluigi lo fa, ma al tempo stesso, con i suoi tempi e le sue deformazioni ci lascia liberi di confonderle ancora, di aggiungerci ancora un dubbio, ancora una ambiguità. Forse qualcuno si aspettava la storia di Pinocchio: no, della storia non resta che la morale... Roberto Catani, già noto ai festivalieri più attenti per il brevissimo Il pesce rosso, presentato fra l'altro a Hiroshima e ad Ottawa, ha conquistato il pubblico con La Sagra. Pastello e gesso su carta, iconografia ricchissima e colta - fra Bosh e Piero della Francesca - fusa in uno stile assolutamente personale. Il film è il ricordo di una fiera di paese, di un treno, di una lettera, è malinconia e amore. La Sagra e Pinocchio affrontano entrambi in modo diretto elementi specifici della cultura italiana. Ciò è evidente nel film di Toccafondo alle prese con il più bistrattato dei nostri testi ; ma è altrettanto presente nel film di Catani, che richiama quell'idealizzato rapporto fra natura e cultura ge-neratore dei paesaggi stessi del Centro Italia, elabora la sua eredità pittorica, la tradizione popolare... Mario Mariani ha creato le musiche, essenziali, per entrambi i film, dimostrando una capacità rara di comprensione e di originalità. Sebbene chiusa in un eremo toscano, Ursula Ferrara è invece meno legata a implicazioni di eredità culturale nazionale. Concentrata sul suo diario personale, ormai sfavillante di colore, Ursula des-crive le sue Cinque stanze e i suoi mille sentimenti, con una libertà poetica totale.Lungometraggi: "Vive L'Afrique!"
Questo il grido di Ocelot a conclusione del suo discorsetto di ringraziamento dopo la consegna del Grand Prix . Il concorso dei lungometraggi - in passato quasi un tristanzuolo "proforma" per un festival eurocentrico come Annecy - inizia ad essere piuttosto rappresentativo del panorama mondiale, e a rispecchiare il notevolissimo sviluppo del film d'animazione per il cinema. Noi italiani poi avevamo da tifare per il film di Enzo D'Alò, con orgoglio nazionale per una volta più che giustificato. La concorrenza era spietata ma anche incompleta. Avrei scommesso che - se i film delle major (parlo di Principe d'Egitto, Mulan, ecc) fossero stati in concorso - la nostra Gabbianella ne avrebbe tratto ulteriore vantaggio e sarebbe forse emerso più chiaramente nel suo gran pregio di mediazione fra mercato e identità europea. Ma tant'è, il premio l'ha avuto Ocelot, con un film davvero speciale.Kirikou et la Sorcière
Prendi una grafica semplice ed elegante: 2d per i personaggi resi con un naturalismo leggermente stilizzato come si conviene a splendidi africani, 3d per una scenografia quasi monocromatica e molto mitologica; prendi un piccolo eroe indisponente ed una leggenda primordiale, aggiungi una canzone di Youss n' Dour di africana semplicità e passione, anima il tutto - anche poco - e ottieni un film speciale, unico, un film che supera le barriere culturali, che è così semplice da farci tornare seri come bambini, che fa impallidire stuoli di esperti e consulenti culturali, sociali e politici della Disney o di Spielberg... che può piacere al mondo intero perché non è una sapiente alchimia della globalizzazione ma l'opera di un bravo autore-animatore francese innamorato di una storia africana. Solo un piccolo problema c'è: il film può piacere a tutto il mondo, ma quali strumenti ha per sottoporsi a questo giudizio, quale fiducia (leggi dollaroni in promozione) sapranno dargli i distributori? Mi auguro il meglio, ma temo che per capire Kirikou e il suo potenziale servano spiriti troppo semplici per un mercato così "evoluto"...La Gabbianella e il Gatto
Fra tutti i lunghi in concorso è il film di D'Alò a corrispondere maggiormente al "mainstream": fiaba contemporanea attenta alle coscienze di grandi e piccini, personaggi semplici e forti, buoni sentimenti conditi da humour, musica usata sapientemente come forte aggancio emotivo ma anche come stimolo al nuovo... non c'è dubbio che la capacità di collocarsi con pieni voti nel cuore del mercato scaturisce anche dalla capacità del film italiano di esprimere la sua identità, la sua originalità garbata e non troppo sbandierata.Gurin with the Foxtail
Tratto da una saga nordica in una fortunata versione editoriale, il film ha già avuto un grosso successo in patria. E' la storia di un piccolo gnomo, della sua coda di volpe, di una dama crudele che vuole impossessarsene e di un papero investigatore. Una Carica di 101 alla norvegese, realizzata con tecnica impeccabile, leggerezza di narrazione e semplicità che offrono un intrattenimento per famiglie di ottimo livello. La regia è di Tystad e d John Jacobsen, produzione di Filmkameratene.Jin Rô
Tre anni di realizzazione sono stati necessari per girare Jin Rô, scritto da Mamoru Oshi (Gost in the Shell, 1995) , diretto dall'esordiente trentaduenne Hiroyuki Okiura, già collaboratore di Oshi fin dai tempi Patlabor (1993) e prodotto da Bandai Visual. Il film è realizzato in tecnica tradizionale su acetato, eccetto che per 3 scene realizzate con supporto informatico. Il budget di 30 milioni di dollari è nella norma del lungometraggio animato giapponese. La storia è assai cupa: in un immaginario Giappone postbellico il governo è alle prese con dissidenti e terroristi. Il filo del racconto segue una traccia psicologica: la cieca determinazione di Fuse, superagente anti terrorismo, si incrina dopo l'incon-tro e l'uccisione di una giovane "brigatista" della Setta. Il nome in codice della fanciulla -"Cappuccetto Rosso" - è spunto per una defi-nizione dei ruoli che si sviluppa con crescente ambigua inquietudine. Fuse ne incontra la sorella e fra i due nasce una malinconica storia d'amore. Ma l'intreccio è complesso e svela intrighi spietati che insegneranno a Fuse ad essere un vero Uomo Lupo. Dalle lacrime della love story Jin Rô ci riporta bruscamente ad un cinismo spiazzante. Jin Rôdà prova ancora una volta della straordinaria capacità dell'animazione giapponese di acquisire personalità e originalità attraverso l'uso disinvoltamente misto di tutti i mezzi del cinema, del fumetto, della letteratura. Il realismo del film è tale che molti si domandano "perché usare l'animazione?". Ma a ben vedere il disegno non si rifà alla realtà, ma piuttosto alla tradizione del cinema spettacolare. La recitazione dei personaggi si può definire "naturalistica" ma ap-pare come una somma di infiniti piccoli gesti codificati nel cinema americano, dal lancio sconsolato di un mozzicone di sigaretta al movi-mento trattenuto e doloroso con cui l'uomo offre il suo giubbotto - come un abbraccio mancato - alla donna rannicchiata e infreddolita. D'altra parte la storia è una fanta-storia: le cose avrebbero potuto andare così - rivolte popolari, terrorismo... e il cinema avrebbe potuto rappresentarla così... Si avverte quasi la nostalgia adolescenziale per un passato che il Giappone non ha avuto. Jin Rô non esclude nessuna delle possibili figure retoriche e le rielabora fino alla perfezione; è regolarmente violento, commovente, misogino, metaforico, moralistico e cinico. E' divertente, se vi piace il genere, ma anche spiazzante, se siete ancora fra quelli che credono di sapere qual è "la specificità dell'animazione"... Rugrats Unico prodotto americano in concorso lungo-metraggi: sia chiaro che era anche l'unico presentato alla selezione. Sulle scelte delle major nei confronti di Annecy si possono fare molte supposizioni. E' comunque certo che Rugrats è un ottimo film per famiglie spiritose, cucinato su una ricetta TV giustamente fortunata e diretto dall'ucra-ino Igor Kovalyov, uno dei tanti talenti dell'est europeo migrati in America.Le Chateau des singes, fuori concorso
Laguionie ha presentato - fuori concorso - il suo atteso lungometraggio. Negli anni Ottanta aveva realizzato Gwen le livre de sable, concepito "ingenuamente" - secondo le parole di Laguionie - come un film d'animazione d'autore. L'insuccesso commerciale del film indirizzò diversamente i progetti della Fabrique. Ora i tempi sono invece maturi per riproporre l'animazione nelle sale cinematografiche. Il progetto del film è nato quindi cercando di mediare fra l'opera d'autore e le esigenze commerciali e con un occhio di riguardo al pubblico infantile. L'idea del film ruota intorno a temi cari a Laguionie: lo scontro fa mondi diversi, la lotta contro tabù e pregiudizi sociali... temi sviluppati attraverso una metaforica storia di scimmie che - pur nella loro sostanziale uguaglianza - si sentono diverse poiché abitano luoghi diversi della foresta. Le scenografie sono incantevoli e i personaggi, nella tradizione degli animali antropomorfi, conservano i tratti vagamente malinconici della raffinata matita di Laguionie. Tuttavia sembra che il trattamento tecnico abbia avuto qualche difficoltà nella resa della grafica, che abbiamo ammirato nei suoi colori straordinari nei begli originali esposti nel foyer del Bonlieu, e in generale che Le Chateau - che ha comunque tutto ciò che serve per un buon successo nelle sale - non sia ancora il film che tutti aspettiamo da Laguionie.. D'altra parte è lo stesso autore a esprimere qualche dubbio: in una intervista con "Animation Reporter" dichiara di non essere soddisfatto del film , come di nessuno dei suoi lavori, ma di sapere con soddisfazione che i bambini lo hanno apprezzato. Prodotto da Steve Walsh per la Film du Triangle, il film è in distribuzione in Francia. Laguionie è già al lavoro con lo stesso produttore per un nuovo lungometraggio, di nuovo la storia di un adole-scente, ma ambientata sul mare.-Chiara Magri
JAPANIMATION AT ANNECY FESTIVAL: TRILOGY GIAPPONE AD ANNECY: TRILOGY, OVVERO "QUELLO CHE MANGA ALL'ANIMAZIONE EUROPEA"?
Il Festival si è impegnato quest'anno al massimo per favorire i contatti e gli scambi e in particolare con quel mondo ormai mitico per tutti che è a Japanimation. L'omaggio al cinema d'animazione giapponese si è tradotto in retrospettive, due mostre di disegni - splendida quella dedicata alle straordinarie illustrazioni di Amano - e in una serie di affollatissimi incontri, fra i quali quello con la Trilogy. Per anni avete pensato e sperato che le tecnologie digitali non fossero solo strumenti sostitutivi o di supporto alle lavorazioni tradizionali del cinema di animazione e che prima o poi connotassero inedite possibilità espressive? Avete penato assistendo a lunghe e noiose demo di loghi rotanti e soggettive in 3D all'interno di ambienti tappezzati di pessime textures, con scarni ed evidenti poligoni? Per un periodo abbastanza lungo, inoltre, avete rilevato come le diverse tecnologie: animazione bidimensionale, modellazione e animazione tridimensionale, motion capture, effetti speciali, tecniche di performance animation, compositing, viaggiassero su binari paralleli, incontrandosi casualmente e di solito con l'unico scopo di "ottimizzare la produzione" , cioé i costi? A voi l'ultima produzione della Trilogy (casa di produzione giapponese, già molto nota agli amatori), il pilota del lungometraggio Amer Beton, avrebbe quindi procurato una piacevole sensazione di déja vu: già visto!! nei sogni ad occhi aperti; finalmente si concretizzano le potenzialità attese... Amer Beton è il risultato di una felice integrazione non (solo e non) tanto di tecnologie, quanto di competenze, di esperienze: un'animazione in cui i personaggi sono costruiti in 3D ma renderizzati in bidimensionale con una tecnica che esalta il gioco delle ombre e delle luci e uno stile grafico che rispetta il segno del manga da cui sono tratti. Vediamo finalmente una perfetta armonia personaggi/ambienti (la resa di un'atmosfera), un utilizzo del motion capture mediato dall'intervento degli animatori sui key frame, un montaggio in compositing che consente di equilibrare i diversi apporti e di inserire effetti speciali "ad hoc". In poche parole, uno stile innovativo e - a volte - finalmente, immagini nuove, dotate di estrema originalità: movimenti, effetti, segni e colori possibili solo con la lavorazione digitale. Gli autori parlano, a ragione, di fusione di cinema tradizionale e di animazione digitale, di integrazione tra i mezzi tradizionali di produzione dell'animazione giapponese e il trattamento digitale, in funzione del dinamismo spaziale. Il soggetto è tratto dal manga "Tekkon Kinkreet" di Taiyou Matsumoto (Shogakkan 1993/95), che firma anche la sceneggiatura: la storia si svolge nel prossimo futuro, in una città surreale, in cui edifici d'avanguardia si alternano a quartieri fatiscenti, fiumi fangosi pieni di imbarcazioni, ponti ricostruiti in stile post-moderno (giapponese). I due protagonisti "Blanko" e "Noiro" sono bambini senza casa e senza famiglia, figli della città, di cui sono parte organica: i loro caratteri sono opposti e complementari, la loro unione è fortissima e vivono con estrema libertà, procurandosi con vari espedienti i mezzi di sussistenza. Combatteranno contro bizzarre gang che tentano di impadronirsi della città e di sottometterne la popolazione: pirati, burocrati, "yakuza". L'animazione è stata realizzata da un'équipe composta da: Koji Morimoto, regista; Michael Arias, CG director (uno degli specialisti di Softimage più qualificati a livello internazionale); Lee Fulton, supervisione alle animazioni; Koji Ono, CG designer, Aki Iesaka, assistente alla grafica; Takahiro Oniki, Takashi Kuwabara, Yokota Katsumi, CG animator; Yukie Saecki, line producer. Durata prevista: 80 minuti: termine produzione: agosto 2001. E' stata realizzata con un insieme di programmi e plug-in che si basano su Softimage di Avid Technologies: il modulo di modellazione e animazione, Mental Ray per il rendering 3D, Toon Shader per il rendering da 3D a 2D, Digital Studio per il compositing, più vari plug-in per gli effetti speciali. Una parte del software è stata realizzata ex-novo, per la produzione. Ma... basta con le parole! Andate a vedervi il sito della Trilogy sul Web: www.trilogy.co.jp e scaricatevi, con un po' di pazienza, alcuni dei filmati di demo che vi propone.
-Lalla Fiori
ITALIAN MODEL-MAKER FRANCESCA FERRARIO FROM BRISTOL: INTERVIEW WITH TERRY BRIAN ANIMAZIONE A BRISTOL: QUATTRO CHIACCHIERE CON TERRY BRAIN
Ci sono posti nel mondo che, per non si sa quale magico meccanismo, diventano culle creative, pulsano, vibrano, sfornano capolavori. Bristol è cosi. È attualmente la città in Gran Bretagna con il maggiore sviluppo edilizio, all'avanguardia per quel che riguarda musica pop, design e fotografia. E' opinione comune che abbia oltretutto una dimensione e una posizione ideale. Non è troppo grande, né troppo piccola. Non è troppo lontana o troppo vicina a Londra. Ma la cosa più speciale di Bristol è il cinema d'animazione. E' qui che è nata e vive Aardman Animation, la culla di Wallace and Gromit, ormai famosi in tutto il mondo. Ed è solo la punta dell'iceberg. Altri studi di animazione prosperano, rivali e alleati allo stesso tempo, se non famosi quanto Aardman, sicuramente altrettanto impegnati a realizzare pubblicità e cortometraggi. Come è nato tutto ciò? E perché proprio a Bristol? Due ragazzetti molto amici, Peter Lord e David Sproxton, intorno alla fine degli anni sessanta, riuscirono a mettere le mani sulla cinepresa sedici millimetri del padre di uno dei due che lavorava alla BBC di Bristol. Dopodiché riuscirono anche ad ottenere della pellicola vergine su cui sperimentare. "Alla fine degli anni Sessanta questa preziosa pizza di pellicola vergine probabilmente rappresentava il totale dell'investimento della BBC nei nuovi talenti dell'animazione" così si esprime Peter Lord nell'introduzione al testo Cracking Animation dedicato al miracolo Aardman, ma pensato per rispondere anche alle domande degli appassionati di animazione sul vero e proprio processo creativo. (Peter Lord, Brian Sibley, foreword by Nick Park, Cracking Animation - The Aardman book of 3D animation, Thames & Hudson, Londra 1998). "Vision On ... era un gran programma, immaginativo, coraggioso, tecnicamente innovativo e stimolante sia per gli udenti che per i non udenti perché dava informazioni visive in un modo intelligente e sorprendente", (Peter Lord, ibid.) L'esperimento si dimostrò utile e soddisfacente per entrambe le parti. La BBC comprò uno di questi primissimi tentativi: una specie di supereroe un po' sfigato chiamato Aardman (forse un richiamo alla parola hard + man [uomo duro] o anche aardvark [specie di formichiere]) da inserire nella trasmissione Vision On dedicata ai bambini non udenti. Era il 1972. Con i soldi guadagnati i due ragazzetti fondarono Aardman e diedero vita a Morph, personaggio di plastilina che tende ad acquisire qualunque forma. La tivù per ragazzi dell'epoca, a sentire i racconti di chi è cresciuto durante gli anni settanta, era straordinaria, piena di programmi di qualità, molti dei quali in animazione a tre dimensioni: proprio come in Italia si parla ancora oggi con estrema nostalgia dei primi cartoni animati giapponesi, tipo Heidi o Goldrake, ma con la differenza che qui erano tutti "made in England". Con l'inizio degli anni Ottanta Bristol comincia a vedere svilupparsi covi di animatori, sempre grazie alle occasioni create dalla televisione. Morph è già beniamino dei bambini inglesi nella trasmissione Take Hart, condotta da Tony Hart, e la Aardman si ingrandisce e potenzia grazie a nuovi progetti (tra gli altri Sledge Hammer, video clip per Peter Gabriel), ma soprattutto grazie alle commissioni pubblicitarie, una vera miniera d'oro. Tony Hart presta la sua cinepresa Bolex 16 mm ad altri due entusiasti, Charles Mills e Terry Brain. Era il 1981. Charles e Terry creano i Boggits, personaggi di plastilina animati con vero talento e senza nessun ausilio video (cosa che adesso sarebbe impensabile!). In camera di Terry viene allestito un set che assomigliasse in tutto e per tutto allo studio dove andava in onda Take Hart. È il vecchio trucco dei fratelli Fleischer con Koko the clown, solo che in questo caso si tratta di cinque dispettosi alieni che in un minuto di film riescono ad avere effetti distruttivi sugli oggetti della scrivania di Tony Hart approfittando della sua momentanea assenza o distrazione. "Nasce cosi la CMTB, all'inizio degli anni Ottanta" racconta Terry Brain e sorride e gli brillano gli occhi dietro le lenti: "In questo momento la CMTB è, diciamo, in pausa. Io e Charles siamo troppo occupati a lavorare come animatori per altri studi". Terry è infatti, nello studio Bolexbrothers, animatore-chiave sul set di una pubblicità in pieno svolgimento. Lo studio Bolexbrothers nato circa a metà degli anni Ottanta, fa parte con Aardman e CMTB delle tre compagnie che per prime hanno cominciato a fare di Bristol un polo cosi importante per l'animazione. Dave Borthwick, anima dello studio, anche lui nativo di Bristol, ha cominciato nell'ambito televisivo come cameraman. Nel periodo in questione, primi anni Ottanta, lavorava in Danimarca, senza però mai tagliare del tutto i contatti con BBC Bristol. Nel 1984 il suo amico Dave Riddett insiste perché ritorni in patria proponendogli di girare dei video-clip su vecchie canzoni degli anni sessanta (che ne erano sprovviste) da mandare in onda nella trasmissione Golden Oldies. Per tagliare i costi cominciarono a sperimentare la pixillation, che consiste nell'uso di attori in carne ed ossa da muovere fotogramma per fotogramma, come fossero pupazzi. Viene cosi fondata la compagnia Bolexbrothers che produrrà nel 1994, ancora con l'aiuto della BBC, uno squisito lungometraggio - The Aventures of Tom Thumb - attualizzando con il preoccupante tema dell'ingegneria genetica la vecchia fiaba di Pollicino. Fin dall'inizio, e ancora oggi senza cedimenti, la Bolexbrothers sarà il "rovescio della medaglia", l'aspetto dark dell'animazione bristoliana, l'umorismo nero che si "accorge" dei risvolti sinistri del nostro tempo e fa da contraltare alla solarità e all'allegria spensierata di Aardman Animation. Terry mi racconta tutto questo, poi riprende a parlare della sua CMTB: "I Boggits erano davvero fatti con il minimo indispensabile, non si vedevano mai interagire con Tony Hart per ovvie ragioni, il nostro minuto di Boggits lo giravamo nella mia camera da letto. Dopo i Boggits, visto il successo, la BBC ci commissionò dei titoli da animare per altri programmi. E subito dopo riuscimmo ad avere l'appalto per una serie di quaranta episodi da cinque minuti l'uno che si intitolava The Trap-Door [La Botola]. Era una mia idea. Una compagnia di produzione a cui avevo mostrato il progetto ci ha dato i soldi per l'episodio pilota: si trattava di personaggi di plastilina, un po' informi, erano i servitori di un misterioso tipo che non si vedeva mai. Comunque, sì, c'è questa botola che comunica con le segrete del castello e in ogni episodio salta fuori un nuovo mostro dalla botola. Beh, ne sono successe delle belle. Una volta doveva esserci un drago a tre teste, ma ci siamo presi tardi e l'abbiamo sostituito all'ultimo minuto con un batuffolo di cotone a fare da fantasma. Un'altra volta ci siamo dimenticati un pezzetto di blue-tack [specie di gomma-plastilina attaccatutto di colore celeste] sul set, in bella vista. Quando ce ne siamo accorti era troppo tardi: avevamo già girato dei fotogrammi, l'unica cosa a quel punto era animare la blue-tack, farla sembrare una creatura strana e farla uscire di scena. Poi abbiamo visto che funzionava benissimo e non abbiamo fatto passare episodio senza che prima o poi apparisse un vermetto di blue-tack, finché ne abbiamo realizzato uno dove la blue-tack è letteralmente dappertutto. Stranamente, pur essendo un progetto pensato per i bambini, pare che The Trap-Door fosse amatissimo dagli studenti". Terry mi racconta di altre serie per bambini che seguirono. Una di queste s'intitolava Stop-It and Tidy-Up [Smettila e Riordina], dove Stop-It e Tidy-Up erano i nomi di due personaggi. "C'erano anche due grandi B, due personaggi che si chiamavano Be-Quiet e Behave [Stai-zitto e Comportati-bene], ma questa serie non era una nostra idea, abbiamo solo ricevuto l'incarico della realizzazione". Sono due anni che la CMTB non produce più niente, ma addirittura pare che Terry Brain abbia in cantiere un lungometraggio di cui ha già realizzato la versione pilota. "Ero preoccupato per il peso che il computer stava avendo in animazione" conclude Terry "ma Nick Park, specialmente grazie a The Wrong Trousers, ha dato il boost all'animazione tridimensionale `reale`. Non c'è niente da fare, ha tutta un'altra aria, puoi giurare che c'è davvero, che è lì sul set. Sai, questa pubblicità a cui sto lavorando -dove tutti gli oggetti in cucina si mettono ad annusare l'aria conquistati dal profumo della ciambella, beh, la ragione per cui l'hanno data da fare a noi qui, è perché là in America tutti gli altri studi gliel'avevano proposta in CGI [computer generated images], e il cliente non ne voleva sapere, voleva una cucina vera e propria, che si vedesse che era reale". Il business è giovane, le persone che lavorano in animazione a Bristol sono tra i venti e i quarant'anni, l'Università di questa città ha perfino creato un corso a latere, di sei mesi, per animatori che era inizialmente supportato dall'Aardman, molto interessata ad avere nuovi animatori da impiegare nell'enorme progetto del suo primo lungo-metraggio. Il film, con Steven Spielberg come pro-duttore, prevede un costo attorno ai ventiquattro milioni di sterline per diciotto mesi di lavoro, e l'uscita per la primavera 2000. Quest'anno la noto-rietà Aardman ha fatto sì che tra le persone ammesse al corso ci fossero tre Danesi, un Ungherese e uno Spagnolo. Adesso però il corso non ha più il diretto supporto Aardman, e, oltre ad essere molto costoso, non garantisce l'impiego allo scadere dei sei mesi. Il problema maggiore è trovare i "professori", che naturalmente devono essere animatori esperti per insegnare questo tipo di animazione tridimensionale, tutta speciale, in quanto tutti gli esperti sono alacremente impegnati nel business, e troppo giovani per ritirarsi dedicandosi all'insegnamento. Certo è che tutti gli animatori che lavorano professionalmente qui a Bristol, si sono conquistati la loro esperienza sul campo, e alle nuove leve che spingono per avere lavoro viene detto con un certo imbarazzo che non hanno abbastanza esperienza, non sono sufficientemente veloci o sufficientemente convincenti con la loro anima-zione. Come spesso avviene, ora che è stata raggiunta una certa fama, che il livello si è affinato e il self-made si è trasformato in vera e propria organizzazione, diventa tutto più difficile. Forse si sta aprendo una nuova fase, e tra le varie case di produzione avverrà una selezione a favore di chi sarà in grado di darsi una gestione manageriale. "Io sono molto fortunato. Ho sempre amato giocare con la plastilina. A dire il vero ho fatto del mio hobby, il mio lavoro" ride Terry. Per lui, così ben conosciuto per la sua bravura e pazienza, il lavoro non mancherà di certo.
-Francesca Ferrario
LUIGI LIBERIO PENSUTI, ITALIAN ANIMATION PIONEER LUIGI LIBERIO PENSUTI, PIONIERE DEL CARTONE ANIMATO ITALIANO
Fu un personaggio estremamente importante nello sviluppo del cartone animato italiano. Questo grande pioniere, nonché spirito ingegnoso, versatile, liberale, realizzò una lunga serie di filmati che costituiscono, ancora oggi, una grande novità per la sofisticatezza e lo spirito della realizzazione. Nato a Roma nel 1907, dopo gli studi classici, lasciò la facoltà di Architettura per dedicarsi, a Parigi, alla pittura. Nel 1924 conobbe Vittorio Podrecca, il grande artista che aveva creato la "Compagnia marionettistica dei Piccoli", il quale lo assunse in qualità di costumista e scenografo nel suo studio a valle Giulia a Roma. L'attività con Podrecca andò bene, tanto che seguì la Compagnia in Francia, fino al 1930. A Parigi ebbe modo di maturare le sue idee; strinse amicizia con Camillo Mastrocinque, che vi aveva fondato il Teatro delle marionette Italiano. Questa esperienza lasciò traccia profonda nella carriera di Pensuti. Con Mastrocinque, Pensuti conobbe in Francia un altro italiano, Carlo Cossio, pioniere dell'animazione e personaggio di grande spessore che lo interesserà a quell'arte cui Pensuti si sarebbe dedicato di lì a poco: il cartone animato. Realizzati con Carlo Cossio alcuni film a pupazzi animati per la Gaumont , Pensuti preferì tornare definitivamente in Italia, poiché i Francesi chiamavano gli Italiani "gente di merda". Nel 1930 era di nuovo a Roma - con l'entusiasmo per l'animazione datogli da Cossio - dove fondò, con l'apporto dei capitali del commendator Lamberto Ristori, la S.I.C.E.D. (Studio di Cinema-tografia tecnica - Trucchi pupazzi e cartoni animati) con sede in via Crescenzio. Nello studio di Pensuti lavoravano diversi animatori e scompositori fra cui: Amleto Fattori, che poi divenne dirigente EIAR, Aldo Cuggiani, cognato di Pensuti, Felice Guidi, fratello del pittore Virgilio, Gino Anania, e ancora lo scultore e ceramista Duilio Baldassini ed il disegnatore Mario Gabutti, due artisti che Pensuti aveva conosciuto negli ateliers durante il soggiorno a Civita Castellana, quando era Direttore Artistico in una fabbrica di ceramica. Dopo poco tempo la S.I.C.E.D. iniziò ad avere successo, visto l'aumentare delle commesse di filmati istruttivi per i Ministeri della Guerra, Marina, Aviazione, a cui sovrintendevano il comandante Marcantonio Bragadin e il conte Orsi, che prestò la sua voce ad alcuni. Fra questi ricordiamo: Influenza del vento sul moto di un velivolo, Volo cieco, Traiettoria della gittata, Cannoneggiamento aereo, Immersione ed emersione del sottomarino, Il cranio di Saccopastore, Bombardamento aereo, Lezioni di ginecologia, Tiro navale., film realizzati esclusivamente a passo uno, cambiando cioè ro-dovetro ogni fotogramma. In seguito trasferì gli studi in via Maria Luisa di Savoia, nel prestigioso edificio occupato dalla Metro Goldwin Mayer. Qui Pensuti conobbe il cel-ebre poeta romanesco Trilussa e il connubio tra i due diede vita ad una serie di film tratti dalle celebri poesie: Il più importante fu La vispa Teresa (1931), interamente prodotto in cartone animato. Il cortometraggio fu sonorizzato e Luciana, la figlia di Pensuti ,appena bambina, diede la voce alla farfalla. Pensuti e Trilussa fieri della loro opera, dopo aver avuto già sensibili consensi dalla critica, decisero di presentare La vispa Teresa al Ministero della Cultura. Trilussa, che all'epoca era già sulla lista nera del fascismo, poiché si era rifiutato di sottostare alla dittatura che lo voleva "poeta del regime" e Pensuti - che aveva aggiunto sulla carta intestata al suo nome di battesimo, Luigi, quello di Liberio in seno al suo spirito liberale ed anarchico - non trovarono grandi riscontri. Infatti, dopo aver visionato il film, il MINCULPOP (Ministero della cultura popolare) giudicò la Vispa Teresa osceno e nocivo alla "sacralità della famiglia", inoltre stabilì che il testo era un invito alla prostituzione, tanto che anche i precedenti film di Trilussa-Pensuti furono ritirati dalla distribuzione cinematografica e distrutti. Per quanto non rimanga nulla dei precedenti film di carattere educativo di Pensuti e Trilussa, se non pochi metri di pellicola, sono da ricordare: La morte der gatto, Er porco e er somaro, Le spighe e la rana, La bisbetica domata, Er varieté, realizzati fra il 1928 ed il 1931. Nel 1932 Mussolini, che si stava impegnando nella battaglia contro la tubercolosi, convocò Pensuti, col quale stabilì un nuovo programma di cartoni animati, non più pellicola da 300 mt., ma film da un'ora e mezzo di proiezione sul tema della tuber-colosi. Il primo di questi film fu La taverna della T.B.C., a cui seguirono Il bacillo di Koch, Nemico pubblico N.1 e L'igiene di Tombolino. cui seguì il Francobollo benefico, meglio conosciuto come Crociato '900. Mussolini aveva promosso la campagna anti-tubercolare producendo dei francobolli rettangolari piuttosto grandi, dove si vedeva uno scudo crociato, bislungo e rosso; Pensuti riuscì a renderlo antropomorfo munendolo d'elmo, scudo e spada e aggiungendovi esili braccia e gambe. Lo stesso personaggio del Crociato '900 era già comparso nel film precedentemente descritto e non aveva ancora assunto connotati umani, svolazzando infatti come un semplice francobollo. In questo lungometraggio era divenuto protago-nista, combattendo con la spada e lo scudo contro un bacillo di Koch dalla faccia simpaticissima. L'animazione di quest'ultimo film, autentico capo-lavoro, fu curata, come gli altri, dall'architetto Giulio Bongini, da Emy Minucci e Gino Anania, sincronizzando la musica del maestro Raffaele Gervasio, all'epoca musicista della I.N.C.O.M. Ho qui un libro regalatomi qualche tempo fa da Leietta Gervasio, figlia del compositore barese, nel quale è riportato il brano di un articolo apparso all'epoca su "Il Giornale d'Italia riguardo al Crociato '900. Di queste pellicole, di straordinaria fattura tecnica ed artistica, non rimane che qualche brano, poiché girate su pellicola infiammabile. Nei film la voce di sottofondo, che commentava le parti tecniche per spiegare la gravità della malattia tubercolare, si interrompeva durante i brani a cartoni animati, le cui voci erano doppiate negli studi della Metro Goldwin Mayer. Tutti questi film furono severamente visionati da Mussolini in persona al Supercinema. Nel 1935 Pensuti fu incaricato di fondare il reparto Passo Uno presso la nuova sede dell'Istituto LUCE. Nel nuovo reparto Pensuti produsse, un cortometraggio a passo uno, in cui si vedevano fiori che sbocciavano e bachi da seta che uscivano dal bozzolo e simili, novità per l' Italia dove ancora non s'era vista la produzione Disney. Vi è, inoltre, un gruppo di film didattici, di alto livello e perfezione tecnica, eseguiti, per conto dell'Istitu-to LUCE nel 1935, sempre da Pensuti per la Cine-teca scolastica, realizzati alternando al cartone animato sequenze dal vero, che servirono per la scuola media. Furono una dozzina, fra cui, perfetti sia tecnica-mente che artisticamente, Le quattro stagioni; Le fasi della luna, Il moto terrestre, La terra e i suoi movimenti. Il tema di fondo era un paese sito su un monte, con sotto il mare, dietro un monte più alto, campagna e poderi. Ognuno dei film mostrava il cambiamento del paesaggio, della flora e delle abitudini degli uomini e degli animali col variare delle stagioni. I film furono girati dalla figlia dodicenne, assieme a due aiutanti, i fratelli Martini, che produssero "effetti speciali" inconsueti, come la lava eruttata dal vulcano, ricavata da polenta bollente. Cortometraggi talmente validi e belli che Pensuti poté proiettarli al Planetario di Roma, tenen-dovi un ciclo di conferenze. Ma al LUCE i gerarchi fascisti tormentavano Pensuti, che rifiutava di iscriversi al partito - odiando qualsiasi potere politico che limitasse la libertà di pensiero - tanto che gli inviarono una lettera intimidatoria in cui si diceva che, se entro un certo termine non si fosse iscritto al partito, gli sarebbe stata tolta la direzione del reparto LUCE. Pensuti riaprì il suo studio privato in via La Spezia, fece incorniciare la lettera, attaccandola alla parete dietro la scrivania e lasciò l'Istituto LUCE. Nel frattempo produsse una serie di film didattici, anche per le tesi universitarie di medicina fra cui: Come si crea il feto, Il sangue e vita, Sudare fa bene, Lo stomaco dei ruminanti, e riprodusse spezzoni di film, poiché era in voga l'uso di inserire il cartone animato nei titoli dei film anche come "sogni" o pensieri dei protagonisti come ad esem-pio nell'eccellente sequenza di Gian Burrasca (1943), che Pensuti realizzò qualche anno prima della morte per il film di Tofano. Nell'originale filmografia di questo eclettico autore, troviamo ancora i film scientifici Storia della medicina, La staffetta del progresso, La musica astratta, Silhouettes, e ancora Il matrimonio di Ranocchino (1936), cartone animato estrema-mente garbato e piacevole che anticipa il capo-lavoro di Antonio Rubino, Nel paese dei Ranocchi. In questo filmato, disegnato rigorosamente su rodovetro a passo uno, con fondali eseguiti con carbonella di salice, dallo stile fresco e vivace, è narrata la breve storia (300 mt.) di un piccolo ranocchio, che si innamora di una rana adornata di gioielli e fiocchetto in testa. con matrimonio finale in una festosa cerimonia. Prima dello scoppio della guerra, Pensuti, per i suoi cortometraggi usava le celluloidi ma, con l'autarchia e il blocco di importazioni dall'estero, non poté più reperire questo materiale. Pensuti, come altri autori, cercò di utilizzare delle sottilis-sime lastre di vetro spesse 2-3 mm., con cui biso-gnava prestare attenzione perché creavano, so-vrapponendosi, delle ombre sul vetro sottostante. Del 1938 è La storia della Danza, realizzato assieme alla dodicenne figlia Luciana per conto della Cineteca Scolastica. Per questo nuovo film Pensuti fece costruire una nuova verticale da Angelo Lanzoni, ricavata da una fresa. Nello stesso anno Pensuti conobbe l'ing. Gino Rippo alla I.N.C.O.M. -nella palazzina ora abbattuta di via Piemonte - dove produsse un cortometraggio sperimentale adottando il sistema a colori Rippo. L'ing. Gino Rippo aveva inventato una macchina per cui i fotogrammi venivano riprodotti quattro volte identici. Questo nastro con i fotogrammi veniva passato in un'altra parte della macchina dove quattro pennelli dipingevano in quattro colori diffe-renti: i fondamentali, giallo, blu e rosso. Sempre Rippo aveva ideato un proiettore a velocità quadrupla, per cui effettivamente si vede-va a colori con movimento normale. Nel 1939 allo studio di Pensuti arriva Sandro Pallavicini, personalità forte e carismoatica, che lascia sul bancone da ripresa un assegno di un milione, col quale - spiega - intende comperare tutta l'attrezzatura perché sia trasportata alla I.N.C.O.M. . Il lavoro, alla I.N.C.O.M., cominciò con un'idea luminosa di Pallavicini che ottenne grande successo: farsi dare al mattino, dal Ministero della Guerra, il testo del bollettino di guerra (Guerra d'Africa), che regolarmente tutti i giorni veniva trasmesso per radio, e realizzarlo cinemato-graficamente, cosicché la sera potesse essere proiettato al famoso Supercinema. Al mattino, un agente portava, in motocicletta, il testo del bollettino. Non essendo ancora uscito, i dipendenti I.N.C.O.M. ne apprendevano notizia dalla voce di Pensuti, che leggeva il dattiloscritto. Subito dopo la scena prendeva vita freneticamente "Ci servono tre Mas! Effetti fumo e fiamme visti dall'alto! Grafico d'un caccia in picchiata, con sgancia-mento di bombe! Spezzoni contraerea con effetti traccianti!" Pensuti mitragliava ordini, come il capitano d'una nave in preda ad un uragano. Di grande interesse furono Suez ed Aimé Selassié, entrambi del 1940 e prodotti per la I.N.C.O.M. Con Aimé Selassié, divertente cortometraggio satirico-politico con riferimento al Negus d'Etiopia, iniziava una serie di filmati che venivano proiettati nei cinema, a scopo propagandistico, dopo i film in programma. I disegni erano molto più moderni e "italiani" dei precedenti lavori - più caricaturali con figure slanciate e movimenti danzanti -, ma non si poté andare avanti in tal senso, poiché l'Italia co-minciò a perdere colpi in Africa e parecchi nostri soldati persero la vita, tanto da preferire di mettere in sordina la guerra d'Etiopia. Inoltre, i testi forniti dal MINCULPOP volevano far credere che l'Abissinia fosse un paese di cannibali in preda alla barbarie e che la nostra patria dovesse liberarla. Incontrato a Roma l'imperatore d'Etiopia, a cui il film di Pensuti faceva riferimento, così è ricordato da Luciana Pensuti, sua figlia: "Ho conosciuto Hailé Selassié a Roma, in casa di una mia zia. Selassié era un uomo colto, dalla mentalità liberale, che stava risolvendo i problemi delle carestie e delle malattie del suo popolo; posse-deva una grande biblioteca, uno zoo privato, parlava molte lingue, era educato, galante, un gran signore, molto più civile di tanti gerarchi fascisti." Sempre a Roma, nel 1942, non lontano da via Boncompagni, dove si trovava la I.N.C.O.M., esisteva la società Macco film in una strada adiacente a Piazza Barberini. La scelta cadde su Pulcinella. Per la direzione artistica, nonché per l'ideazione grafica venne chiamato l'umorista e pittore romano Luigi Giobbe, che aveva realizzato insieme a Luigi Liberio Pensuti Il vecchio lupo di mare norvegese e il vecchio lupo di mare americano, tratto da una de "le contronovelle" del giornalista Anton Germano Rossi, affiancato dai fratelli Carlo e Vittorio Cossio, che curavano la parte realizzativa. Anton Gennaro Rossi, un grande artista amico ed amante della natura, collezionista di fotografie, raccontò le sue esperienze vissute e "d'un humour nuance qui rappelle les histoires irlandaises", ha scritto Lo Duca in proposito, ma il film rimase allo stato di progetto. Fra le ultime opere realizzate da Luigi Liberio Pensuti troviamo la citata sequenza in animazione per il film di Sergio Tofano Gian Burrasca., sceneggiato da Cesare Zavattini. Fu Pensuti ad aggiungere al film la sequenza animata che rappresentava il sogno di Gian Burrasca durante il suo soggiorno rieducativo presso il collegio Pierpaoli. A questa sequenza, Pensuti e Giobbe lavorarono con i loro animatori come Antonio Attanasi e Felice Guidi, con Luciana Pensuti alla ripresa, adattando sapientemente una animazione fluida ai sintetici disegni di Vamba. Densa di "rallentamenti" ottenuti aggiungendo dise-gni in posizioni molto ravvicinate fra loro, la sequen--za "abbonda" di lentezza ma è forse per questo assai notevole. Tuttavia, nonostante che il regista del Gian Burrasca, Sergio Tofano, fosse anche il noto disegnatore del Signor Bonaventura, si dimen-ticò di menzionare i nomi di Pensuti e Giobbe nei titoli di testa del film. L'ultimo, notevole impegno di Luigi Liberio Pensuti fu Come la popolazione di Roma può usare l'energia elettrica razionalmente (1944). Questo fu il primo film - della lunghezza di 300 m - fatto a Roma due giorni dopo l'arrivo dei liberatori e commissionato proprio dalle autorità per spiegare alla popolazione come e quando poteva usare la corrente elettrica. A questa ultima opera, realiz-zata nello studio di via La Spezia - visto che Pensuti era immobilizzato da un ictus - collaborò Vittorio Cossio con i lay-out e le animazioni con Luciana Pensuti, conosciuta alla Macco e divenuta in breve tempo sua moglie. Il film fu condotto da Luciana Pensuti, diciottenne, sotto la guida del padre immobilizzato da un nuovo attacco. Andò lei stessa a prendere accordi con la committenza, il generale Mac Handry della truppe inglesi.
-Mario Verger
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2° Matita International Animation Film Festival
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Premio Immagine e segreteria Mediatech tel. 02 4815541
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